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Sindacale
10 Luglio 2018

L’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali esprime grande preoccupazione per il ripetersi di casi di autoproduzione nei porti

Denunciato il caso del porto di Civitavecchia, con l’Enel che ha emesso un bando di gara per la movimentazione del carbone

L’ANCIP ha manifestato «un forte sgomento e grande preoccupazione per le numerose situazioni che si stanno creando in tanti scali italiani e che hanno per oggetto le interpretazioni perlomeno “ampie” che – ha denunciato l’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali – vengono date alla legge che regola lo svolgimento delle operazioni portuali». Secondo l’ANCIP, organizzazione che raggruppa su tutto il territorio nazionale circa 60 imprese di cui agli articoli 16, 17 e 18 della legge 84/94, è in atto «tutto un contenzioso che riguarda la preoccupante estensione dell’autoproduzione svincolata da qualunque forma di tutela e regolamentazione del personale impiegato». «Assistiamo poi – ha specificato ancora l’ANCIP – ad un’insolita applicazione della legge dei subappalti su questioni che sono già ampiamente regolamentate dagli articoli 16, 17 e 18 della legge 84/94 e che non dovrebbero prevedere stravolgimenti da parte di nessuno».

In particolare l’ANCIP ha fatto riferimento ad una «situazione venutasi a creare nel porto di Civitavecchia dove – ha spiegato l’associazione – un terminalista per quanto anomalo e “importante” pretende sostituirsi all’Autorità di Sistema Portuale ed emana surreali bandi per l’assegnazione dell’autorizzazione a svolgere attività portuali con l’apparente disinteresse dell’Autorità stessa che dovrebbe invece vigilare».

Il caso a cui si riferisce l’ANCIP è quello della movimentazione nel porto laziale del carbone destinato alla centrale termoelettrica di Torrevaldaliga Nord dell’Enel, con quest’ultima azienda che ha pubblicato un bando di gara per lo svolgimento di questa attività sinora svolta dalla Compagnia Portuale Civitavecchia (CPC) e dalla società Minosse.

«Eravamo convinti – ha evidenziato l’ANCIP – che l’emanazione del cosiddetto correttivo porti avesse in maniera univoca ed inequivocabile ridescritto i parametri entro i quali si devono muovere le aziende che intendono svolgere operazioni portuali o ricorrere ad appalti legittimi e terziarizzazioni cosi come stabilito, il tutto con il rispetto degli investimenti effettuati e della professionalità, qualità e sicurezza delle maestranze impiegate. Fermo restando il diritto di tutti i soggetti coinvolti ad usufruire degli spazi e delle tutele che la legge consente, siamo convinti che nel caso che si sta verificando a Civitavecchia i termini del bando surrettiziamente emanato vadano oltre quanto previsto dal legislatore».

«L’effetto più eclatante di queste scelte e della mancanza di tempestivi interventi dell’Autorità di Sistema – ha sottolineato l’ANCIP – è la messa in discussione dell’equilibrio industriale ed occupazionale di un porto e di una città come Civitavecchia che è cardine del sistema portuale italiano. La fine della pace sociale e lo scontro tra imprese con lavoratori costretti a manifestare per salvaguardare il loro diritto al lavoro è un risultato che non è tollerabile e non è compatibile con lo scenario di garanzie e tutele nei confronti di tutti che la legislazione Italiana prevede. ANCIP non può che schierarsi per la tutela dei diritti, la qualità del lavoro ed il rispetto pieno e totale delle normative che ne garantiscono l’equità».

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